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Ensemble Royal Concertgebouw Orchestra Amsterdam"Tra l'impressionismo francese e il nuovo classicismo di Busoni" |
Marijn Mijnders e Annebeth Webb, violini
Henk Rubing, viola
Floris Mijnders, violoncello
Hein Wiedijk, clarinetto
Herman Kogelemberg, flauto
Lavinia Meijer, arpa
F.Busoni:
Suite in sol minore per clarinetto e quartetto d'archi
Andantino, Vivace assai - Vivace e marcato - Moderato
G. Pierné:
Impromptu-Caprice, op. 9 per arpa sola
M. Ravel:
Settimino (Introduction et Allegro) per flauto, arpa, clarinetto e quartetto d'archi (1905)
C. Debussy:
Quartetto per archi in sol min. op. 10
Animé et très décidé, Assez vif et bien rythmé, Andantino, doucement expressif, Très modéré - Très mouvmenté et avec passion
Gli autori delle composizioni presentate in concerto hanno vissuto un' esperienza artistica particolare: il passaggio dal XIX al XX secolo, che dal punto di vista estetico e formale ha rappresentato una delle tappe cruciali dell'evoluzione del linguaggio della musica occidentale. Il titolo della serata, correttamente, cita due ambiti geografici ben definiti che in grande misura hanno contribuito a codificare questa evoluzione epocale: la Francia e la Germania. La presenza infatti di un nome italiano come Ferruccio Busoni (1866-1924) non deve ingannare, poiché la sua formazione è da considerare mitteleuropea e tedesca in particolare. Il suo contributo a una visione estetica della musica che, non rinnegando il passato e le più importanti conquiste formali ed armoniche, fosse adeguata a un periodo nel quale tutto stava accelerando dal punto di vista sociale, filosofico, scientifico, è fondamentale. Grandissimo pianista e didatta, ancora oggi sono motivo di studio e riflessione le sue innovative idee estetiche, evidenziate non tanto nella musica da camera quanto nella produzione vocale-strumentale. Gabriel Pierné (1863-1937), allievo di Massenet e Franck, condivise gli studi con Claude Debussy e, come sovente accade nella storia della musica, la sua abilità fu offuscata dalla luce più forte di due contemporanei del rango di Debussy appunto e Ravel, dei quali in ogni caso diresse e divulgò le composizioni, sostenendo con entusiasmo la musica "contemporanea" dell'affascinante periodo nel quale era immerso, non escludendo anche le proposte innovative di Strawinsky.
L'introduzione ed Allegro per flauto, arpa, clarinetto e quartetto d'archi di Maurice Ravel (1875-1937) nasce per un'occasione al limite della banalità: la casa costruttrice d'arpe Erard commissionò a Ravel una composizione per evidenziare le caratteristiche di un nuovo modello ("arpa cromatica"). L'arpa stava vivendo una renaissance e proprio in quegli anni una cattedra era stata istituita presso il conservatorio di Parigi. Composta nel 1903 dopo il celebre Quartetto, l'Introduzione ed Allegro contiene tutti quegli elementi arcaici, con riferimenti alla musica rinascimentale, ma anche moderni, con l'uso di scale pentatoniche e modali, che solo Ravel riusciva a fondere nel suo inconfondibile ed affascinante linguaggio sonoro. Con queste premesse il dialogo fra l'arpa, i fiati e gli archi crea una composizione di grande godibilità e suggestione.
Composto nel 1892 nello stesso periodo del "Prelude à l'aprés midi d'un Faune", autentica svolta nella musica del '900, il Quartetto per archi in sol min. op. 10 di Claude Debussy (1862-1918) è l'unica sua composizione per quest'organico. In effetti la visione della musica nell'estetica debussyana poteva avere dei problemi a rapportarsi con forme e organici che rappresentavano un passato dal quale Debussy, consciamente o inconsciamente, si stava allontanando. Non per questo il Quartetto è da considerare opera minore, anzi, l'impasto timbrico degli archi perfettamente si adatta alle ardite modulazioni e alla scrittura. Scritto con mano sicura e suddiviso in quattro tempi, trova nel terzo movimento, una sorta di malinconico notturno, momenti di alta poesia, in un soffuso ambiente armonico che avvolge l'ascoltatore in un tenero abbraccio.